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ARCHIVIATO PROCEDIMENTO DISCIPLINARE A CARICO DI DOCENTE DI STRUMENTO MUSICALE di UNAMS SCUOLA

Il Dirigente scolastico di un istituto scolastico di Andria aveva richiesto all’ Ufficio scolastico ambito territoriale per la provincia di Bari , l’attivazione di un procedimento disciplinare a carico di un docente di strumento musicale in servizio nella scuola in assegnazione provvisoria per l’a.s. 2017/18 , adducendo presunte mancante disciplinari.
Nel richiedere l’attivazione del predetto procedimento a carico del docente , il Dirigente scolastico non aveva però allegato affatto alla propria relazione , in cui descriveva i presunti elementi disciplinarmente rilevanti a carico dell’incolpato docente, tutta la documentazione inerente ale prove testimoniali, che dichiarava disponibili ove l’ Ufficio scolastico territoriale li avesse richiesti.
Con contestazione di addebiti prot. 2373 del 16/02/2018 il Dirigente dell’ USR Puglia Ambito territoriale per la provincia di Bari dichiarava formalmente aperto a carico del docente il procedimento disciplinare invitandolo a formulare le proprie discolpe.

Alla data dell’audizione del 21/0372018 il docente incolpato depositava memoria scritta, con l’assistenza legale della UNAMS-SCUOLA FGU con cui eccepiva preliminarmente la improcedibilità/tardività del predettto procedimento.

Come dovrebbe essere noto, l’art. 13 del D.lg n. 75/2017 ha modificato i termini  per la contestazione di addebiti da parte del dirigente della struttura innalzandoli in maniera perentoria a 30 giorni da quando lo stesso è venuto a conoscenza dei fatti  ritenuti disciplinarmente rilevanti.
Difatti, il predetto art. 13 del D.lgs n.75/2017 espressamente dispone: “…..d) il comma 4 e’ sostituito dal seguente: «4. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 55-quater, commi 3-bis e 3-ter, per le infrazioni per le quali e’ prevista l’irrogazione  di  sanzioni superiori al rimprovero verbale, il responsabile  della struttura presso cui presta servizio il dipendente, segnala immediatamente, e
comunque entro dieci giorni, all’ufficio competente per i procedimenti disciplinari i fatti ritenuti di rilevanza disciplinare di cui abbia avuto conoscenza. L’Ufficio competente per i procedimenti disciplinari, con immediatezza e comunque non oltre trenta giorni decorrenti dal ricevimento della predetta segnalazione, ovvero dal momento in cui abbia altrimenti avuto piena conoscenza dei fatti ritenuti di rilevanza disciplinare, provvede alla contestazione scritta dell’addebito e convoca l’interessato, con un preavviso di almeno venti giorni, per l’audizione in contraddittorio a sua difesa.

Il dipendente puo’ farsi assistere da un procuratore ovvero da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato………sono da considerarsi perentori il termine per la contestazione dell’addebito e il termine per la conclusione del procedimento.”

Orbene risulta provato per tabulas dallo stesso atto di contestazione che:
i fatti relativi al presunto illecito disciplinare si sarebbero svolti in data 18 gennaio 2018;
Il dirigente scolastico direttamente interessato ha trasmesso in data 27/1/2018 relazione inerente al competente Ufficio disciplina che la riceveva in data 28/01/2018 acquisendola al protocollo 1262;
Orbene , la stessa contestazione disciplinare risultava pervenuta allo docente il 06/03/2018 ben oltre i termini perentori dei 30 giorni dalla piena conoscenza dei fatti da parte del responsabile dell’ufficio per i procedimenti disciplinari(nel caso il 27/01/18).
Ragion per cui deve senza ombra di dubbio dichiararsi la improcedibilità dell’odierno procedimento disciplinare per intempestività della contestazione disciplinare di tutti gli addebiti mossi.
Avendo l’atto di contestazione chiaro valore ricettizio ai sensi dell’art.1335 C.C. la stessa doveva pervenire all’interessato entro 30 gg da quando il soggetto preposto alla stessa è venuto a conoscenza dei fatti ritenuti disciplinarmente rilevanti.
Nell’ambito del procedimento di irrogazione delle sanzioni disciplinari, il termine per effettuare la contestazione, ove contrattualmente previsto, deve essere computato in relazione al momento in cui l’atto di contestazione perviene al lavoratore, in quanto trattasi di atto unilaterale recettizio, e non in relazione al momento in cui la contestazione viene elevata.[1]
[1]  Cassazione civile, sez. lav., 18 marzo 2004, n. 5527 – TRIBUNALE DI MODENA Sez. Lav. Sentenza n.401/05. Giust. civ. Mass. 2004, f. 3
L’art. 13 del Dlgs n. 75/2017 all’uopo prevede come ben noto, espressamente la perentorietà dei termini della contestazione e della conclusione del procedimento.
La Dirigente ha inteso notificare la contestazione disciplinare di codesto Ufficio a mezzo raccomandata , quando avrebbe fatto meglio a notificarla a mano , evitando lo spirare dei termini, risultando, pertanto, direttamente responsabile della dedotta improcedibilità.
Peraltro, nella memoria difensiva veniva eccepita la nullità dell’intero procedimento atteso che che dei fatti contestati non viene dichiarato in contestazione la presenza di allegati a fascicolo del procedimento circa deposizioni testimoniali di terzi relativamente a dichiarazioni e prove raccolte, di cui il procedimento è evidentemente carente .
Cosi’ come emerso a seguito dell’istanza di accesso dell’incolpato.
Va puntualzzato, infatti, che l’onere della prova circa i presupposti di fatto oggettivi e soggettivi , che hanno indotto ad elevare una contestazione disciplinare grava sul datore di lavoro in forza di una applicazione estensiva dell’art.5 L. N,604/66 (arg. Ex plurimis da Cass.Sez. Lav. , 17,8,2002 n.11153 – in termini Tribunale di Trani sez. Lav. Sentenza del 23.09.2013.)
Ciò posto, il supporto probatorio apportato dal Dirigente scolastico si limitava a raccontare con una “relazione” presunti accadimenti che risultavano essere di parte ed apodittici poichè la stessa dirigente sarebbe coinvolta nella presunta vicenda , fatto che propende a ritenere che la stessa dirigente sia portatrice di interesse a che la vicenda sia accertata in maniera tale da far ricadere tutta la colpa del presunto alterco sull’odierno incolpato. Inoltre le persone citate sono per lo più direttamente collegate alla stessa dirigente poichè funzione strumentale (……) e addirittura vicaria(……..) di talchè assolutamente, per chiari motivi di collegamento alla dirigente, inattendibili.
Non risulta ammissibile quanto dichiarato dalla dirigente a pagina 3 della sua relazione laddove afferma che “i soggetti coinvolti nei fatti accaduti il 2 e 19 dicembre e il 18 gennaio hanno reso delle dichiarazioni che sono a disposizione di codesto Uffcio ove richiesto”.
Per essere considerate valide le prove testimoniali devono far parte da subito del fascicolo del procedimento disciplinare onde consentirne l’accesso all’incolpato e dargli la possibilità di difendersi e di controdedurre.
Pertanto, la Dirigente avrebbe dovuto trasmettere tutta la documentazione nei dieci giorni previsti dall’art. 13 del dlgs n.75 /2017.
Si ritiene, dunque, che tale documentazione non allegata al fascicolo del procedimento, tamquam non essent e sia per questo del tutto inutilizzabile!
Una determinazione di tal fatta vedrebbe pesantemente compromesso il diritto di difesa e contradditorio dell’odierno incolpato con prove fluttuanti ed un procedimento disciplinare oltre che tardivo ed improcedibile, fatto di prove “EVENTUALI ed “OVE RICHIESTE” CHE NON HANNO E NON POSSONO AVERE ALCUN VALORE.
Il procedimento si cristallizza al momento della contestazione anche in tutta la documentazione allegata al fascicolo.
A tali eccezioni preliminari seguiva una ampia difesa nel merito della questione.
In data 12/6/2018 l’ U.S.T. di Bari inviava nota con cui decretava la archiviazione del procedimento disciplinare per violazione della perentorietà dei termini di contestazione previsti dal dlgs 75/2017 , essendo la stessa pervenuta all’interessato ben oltre i 30 giorni: Inoltre , accoglieva l’ulteriore eccezione circa la mancata consegna da parte del Dirigente scolastico della documentazione probatoria entro i termini del procedimento., disponendo l’archiviazione dello stesso.

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giugno 23, 2018 Posted by | disciplina, docenti, Legislazione scolastica, procedimenti disciplinari | Lascia un commento

Chi incomincia la lite con il collega è responsabile disciplinarmente.

Si era vista riservare un trattamento scorretto da parte della sua collega di lavoro. Una insegnante della scuola materna nella BAT aveva subito l’affronto durante il servizio. La cosa andava avanti già da svariato tempo tanto che la stessa era dovuta ricorrere in più occasioni alle cure dei sanitari, a causa del clima ostile e poco sereno a cui la collega la aveva sottoposta.
La insegnante nostra assistita si era vista recapitare una contestazione disciplinare con cui era accusata unitamente alla collega di aver litigato innanzi ai bambini con la sua collega di modulo.
Il giorno dell’audizione la docente veniva assitita dal sindacalista prof. BARTOLO DANZI che ne deduceva la non punibilità disciplinare a causa della evidente scriminante : “la provocazione con conseguente lite  era stata iniziata dalla collega di lavoro.
Il Sindacalusta Danzi facendo riferimento a

  •  mancanza di ascrivibilità di una specifica responsabilità disciplinare per presenza discriminante: risulta provato che l’altra docente  abbia incominciato la provocazione accendendo una animata lite nei confronti della nostra assistita.

  • al comportamento tenuto dalla stessa collega   non  confrome ai principi di correttezza dei rapporti deontologici e professionali ed oltremodo risultano lesivi dell’immagine della P.A.

    La causa di non punibilità della reazione legittima agli atti arbitrari del pubblico ufficiale è contemplata e disciplinata dall’art. 4 del D.Lgt. n. 288 del 4 settembre 1944 che prevede la non punibilità di chi che abbia commesso uno dei delitti di cui agli articoli 336, 337, 338, 339, 341, 342, 343 del codice penale quando il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbia dato causa al fatto preveduto negli stessi articoli, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni.

  • La reazione legittima agli atti arbitrari del pubblico ufficiale, già prevista dal codice Zanardelli, era stata espunta dal codice Rocco in omaggio alla matrice autoritaria del regime. Si discute in dottrina se la reazione legittima agli atti arbitrari configuri una vera e propria causa di giustificazione o elida il coefficiente psicologica della colpevolezza in capo all’autore del fatto.

    L’orientamento favorevole alla sua riconduzione nel novero delle cause di giustificazioni, ne sottolinea l’affinità con la scriminante della legittima difesa.

     

    In tale prospettiva, si soggiunge che, ancorchè si tratti di requisito non direttamente imposto dalla norma, è pur sempre necessario che sussista un rapporto di proporzionalità tra l’atto arbitrario del pubblico ufficiale e la reazione legittima.

     

    Sotto il profilo delle caratteristiche della condotta del pubblico ufficiale (o dell’incaricato di pubblico servizio, o dell’esercente un servizio di pubblica necessità), si è rilevato come, ai fini dell’operatività della causa di nopn punibilità in esame, non rilevi la natura colposa o dolosa della condotta medesimo essendo sufficiente la sua connotazione in termini di arbitrarietà.

     

    La giurisprudenza ha, peraltro, avuto modo sovente di soffermarsi sulla nozione di arbitrarietà della condotta del pubblico ufficiale legittimante la reazione legittima sottolineando come le particolari modalità della condotta possano integrare la causa di non punibilità della reazione legittima agli atti arbitrari del pubblico ufficiale anche laddove sia ravvisabile una legittimità sostanziale della medesima; dovrà, in ogni caso, essere vinta la presunzione della legittimità dell’azione del pubblico ufficiale in considerazione del rischio di compromissione del principio pubblicistico dell’esecutorietà degli atti amministrativi.

     

    Con riferimento alla nozione di arbitrarietà della condotta, si fronteggia una prima impostazione che dà, di tale nozione, un’interpretazione in chiave soggettiva richiedeno il dolo in capo al pubblico ufficiale ed una seconda impostazione che, invece, considera l’arbitrarietà come un requisito obiettivo della sua condotta.

    Siamo in presenza, quindi, di una vera e propria causa di giustificazione, la quale, per la sua struttura, deve essere ricompresa nel novero della cause di non punibilità e, per tale ragione, va assimilata alla scriminante della legittima difesa di cui all’art. 52 c.p., pur dovendosi riconoscere che essa afferisce ad una limitata, quanto specifica serie di reati, che il legislatore circoscrive ed individua in modo preciso.

  • Sulla base di tali principi il Dirigente scolastico ha dovuto procedere all’archiviazione del procedimento disciplinare nei confronti della nostra assistita

aprile 26, 2013 Posted by | disciplina, docenti | Lascia un commento